CRM lifecycle: Quando il software conta

Il mercato è costellato di progetti CRM abbandonati e implementazioni lasciate a metà. In molti casi questa disaffezione ha origine dalla mancanza di volontà da parte dei singoli e da una strategia aziendale confusa, ricca di aspettative ma senza un vero piano operativo.

Però tante volete il problema è la mancanza di budget, che fa ridurre l’investimento in analisi e avviamento, o peggio, fa rinunciare ad una corretta implementazione della piattaforma, obbligando gli utenti ad adattarsi a strumenti inadeguati.

La conseguente macchinosità delle attività di data entry, e degli approcci poco user-friendly diventano l’alibi per bollare il sistema come inutile, complicato e poco remunerativo per chi ci lavora.

D’altronde se gli utenti non lo usano, un CRM serve a ben poco. Perciò è importante allocare una parte del budget per adattare le procedure al modus-operandi dell’azienda, e scegliere un software che sia completo e facile da personalizzare.

Anche il ciclo di vita dell’applicazione deve essere presa seriamente in considerazione, e il fornitore deve garantire la longevità di quanto realizzato e personalizzato, senza richiedere investimenti annuali per riadattare le customizzazioni ai frequenti aggiornamenti della piattaforma.

Sono tutti aspetti comuni al mondo del software aziendale, ma se è vero che ci sono aziende con software ERP vecchi di 20 anni, questo non vale per un CRM, specie se integrato con strumenti cloud e social, dove gli aggiornamenti diventano all’ordine del giorno.

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